C’è il punk, il rock, il folk, il soul, l’afro-beat, fino a incontrare il flamenco e la techno.C’è l’Africa e il Sud America, Gli Stati Uniti e l’Europa.
C’è la Palestina martoriata.
E a queste latitudini le note che ascolterete parlano di diritti civili e di resistenza, di violenza di genere e di antirazzismo.
Di carcere e liberazione.
Di esclusione e mondi possibili.
Dopo “Rebel Rebel”, Alessandro Meo Sante torna alla Libreria popolare Paulo Freire per presentare il volume 2 dei suoi racconti di storie di musica ribelle. Fela Kuti, Violeta Parra, Fabrizio de Andrè, Samah Abdulhadi, Bob Dylan, Cameron de la Isla, Miriam Makeba, Sex Pistols, Vivir Quintana e Mom Laferte, Fermin Muguruza, Amy Winehouse e The Specials, The Clash, Aretha Franklin, Manu Chao, . Queste le voci che ascolteremo e la colonna sonora che ci accompagneranno in questo viaggio nel tempo e nello spazio della storia della musica, venerdì 27 dalle ore 18. Un anteprima qui di seguito.
De Andrè
Si vogliono disfare di noi, oppure solo di me, per questo sono qui assieme al boia. Almeno lei è libera.
Sento il bisogno isterico di piangere ma mi trattengo, non voglio farlo davanti a lui.Non voglio fargli pena, non servirebbe a nulla e morirei solo a testa bassa.
Ecco il giudice ha lasciato il posto all’eroe.
Ora finalmente sono la vittima e il giudice, quello vero, quello che ho sempre detestato, punirà l’assassino e l’ordine sarà ristabilito.
La giustizia, come la chiamano.
Ma chi è veramente questa gente?
Chi sono veramente io?
Siamo solo due uomini soli su una montagna nel mezzo del nulla. Il nostro ruolo non è chiaro, ma nulla è mai come sembra.
Aretha Franklin
Guardò negli occhi sua madre e le diede una busta contenente una lettera.
Sulla busta c’era scritto Per Aretha.
Lisbeth la guardò stupita, ma si accorse che qualcosa non quadrava.
Mentre Anne le chiedeva di spedirla alla Regina del Soul, Aretha Franklin, notò come la busta fosse stata lasciata volutamente aperta.
Quel gesto rivelava la volontà che qualcun altro oltre al destinatario ne scoprisse il contenuto.
Rispettò quella riservatezza e quel gesto così simbolico.
La mise via e annuì.
Abbracciò sua figlia senza immaginare nulla.
Fu un gesto meraviglioso, puro.
Anne lo ricevette come un dono del cielo.
Cancion sin miedo
Le parole di quella canzone sbloccarono qualcosa in me.
Forse perché le sentivo da quella moltitudine di voci che mi davano l’idea di una forza inarrestabile.
Non ero sola.
Forse perché recitava una serie di nomi di ragazze scomparse, uccise, violentate e iniziava proprio con il nome di Claudia.
Mi colpì molto questo particolare. Non credo ai segni, ma mi abbandonai alla marea.
Entrai timida nella manifestazione. Iniziai a piangere, urlando forte Nos queremos vivas!
Manu Chao
Alziamo i pugni sulle parole del Subcomandante Marcos, manifiesto zapatista in Nahuatl.
Nuestra lucha es por la paz, por la democracia….
Fra una cannetta e una birra mi sento a casa sempre di più, sono sereno e sicuro in mezzo a tanta folla co-lorata.
Che botta di energia. È quasi un’ora che balliamo e io ed Elena ci scambiamo senza sosta baci pieni di allegria.
Il ritmo si abbassa e Manu sta per salutare questa marea umana che ha dimenticato per un’oretta abbondante che sta per andare alla guerra.
Anche le guardie forse se lo sono dimenticato, ma solo per poco.