Vai al contenuto
Home » Blog » Recensione docufilm Il dito e la luna

Recensione docufilm Il dito e la luna

In Sardegna, l’occupazione militare è diventata colonizzazione territoriale e culturale. È quello che dimostra la storia di Bakis Beks, rapper sardo condannato dal tribunale di Nuoro per oltraggio a pubblico ufficiale dopo aver cantato una canzone contro la militarizzazione della sua terra. 

A raccontare la sua storia, rendendola pubblica e d’ispirazione per i movimenti che si oppongono alla guerra e alla sua costruzione, è stato il regista Agostino D’Antonio nel docufilm “Il dito e la luna”. Vedendo il documentario, si seguono le vicende di un artista a cui per semplice espressione politica vengono messi i bastoni fra le ruote, tagliando anche le sue opportunità nel mondo musicale. E non solo: a essere condannati con lui sono altri quattro ragazzi che in prima fila nel pubblico si erano dimostrati evidentemente troppo coinvolti dalle sue canzoni. 

Nel documentario, tramite le parole di Bakis e di chi insieme a lui vive questa situazione, emerge un concetto molto chiaro: la presenza militare in Sardegna non si può toccare. E ciò che fa più paura allo Stato è se in seguito ad una qualsiasi forma di protesta ci sono assensi e coinvolgimento, com’era dimostrato dai ragazzi nel pubblico durante il concerto. Sembra esserci, in Sardegna in modo più lampante, il tentativo estremo di normalizzare la servitù militare arrivando a negarla, tanto da riuscire a scrivere nelle accuse a Bakis di aver “vaneggiato” un’occupazione militare del territorio.

Contro questo noi lottiamo tutti i giorni: l’occupazione militare, quella esistente così come quella che vorrebbero costruire, non è normale, anzi è un furto dei territori che servirebbero alla popolazione. “Il dito e la luna” può essere visto come un pezzo di questa lotta, un’occasione per vedere quanto l’occupazione militare sia strategica per lo Stato italiano e quanto quindi sia nostra responsabilità andarvi contro. Soprattutto nel contesto attuale, è fondamentale riconoscere l’impegno del nostro Stato in moltissimi contesti all’estero, anche quelli in cui si compiono gravissimi atti di violenza e veri e propri genocidi. È a partire dai nostri territori, dalla Sardegna come dal resto d’Italia, che lo Stato italiano si arma e si prepara a distribuire morte e ingiustizia, ed è da qui quindi che si deve partire.

Qui il testo della canzone “il Messaggio” di Bakis Beks:

“C’è una terra invasa da stranieri non comunitari
Che l’affittano alla NATO ed alle multinazionali
Che ci testano le bombe con cui gli occidentali
Esporteranno la democrazia nei paesi orientali
Hanno occupato luoghi millenari
Avvelenato umani ed animali
Lasciandoli in balia degli effetti collaterali
Delle loro armi sperimentali 

[…] 

Non c’è tempo per spiegazioni
indennizzi conciliazioni
questo è un messaggio ai coloni:
basta fuori dai coglioni.”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *