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I PARTIGIANI DELLA PACE IN ITALIA, Tra utopia e sogno egemonico.


Giovedì 24 aprile 2024, ore 18.00, presso lo S.a. Newroz – via garibaldi 72, come libreria Popolare Paulo Freire siamo entusiasti nel presentare un’opera praticamente unica di studio e divulgazione sulla storia di questo movimento; giovedì 24 aprile dalle ore 18.00 sarà presente con noi Sondra Cerrai, autrice del libro “I partigiani della Pace in Italia”, con la quale ne approfondiremo la genesi, l’organizzazione, la capillarità dentro settori nuovi della società e le eredità, quelle mancate e quelle raccolte, di questa formidabile storia di lotta per la pace in Italia e nel mondo.
Invitiamo per l’occasione singoli e realtà collettive, pacifiste, antimilitariste ed ecologiste, di diverso orientamento politico e culturale, al confronto che seguirà dalla presentazione e dall’approfondimento del testo. Di seguito l’indice scaricabile e alcune pagine selezionate dal libro che saranno anche oggetto delle letture collettive preparatorie e più in generale tematiche che si terranno venerdì 18 aprile alle ore 18.30 sempre presso lo s.a. Newroz.


Nella seconda metà di ottobre del 1951 si abbatte una devastante alluvione sulle coste meridionali italiane. Il 14 novembre il Po rompe gli argini ed allaga il Polesine sommergendo intere cittadine e villaggi. Il problema dell’assistenza agli alluvionati e della ricostruzione delle zone disastrate si pone come questione centrale ed urgente. Se ne parla a Roma all’assemblea nazionale per la pace promossa dai Partigiani per la Pace (24-25 novembre) a cui, per la prima volta partecipano membri dell’esercito e della magistratura.  Si chiede con forza che i 250 miliardi stanziati per il riarmo siano usati per la ricostruzione del Polesine.

Risulta drasticamente evidente dal testo sopramenzionato perchè ricercare una relazione tra la storia dei “partigiani della pace”, movimento nato sotto spinta dell’Unione Sovietica alla fine degli anni ’40, ed i movimenti che oggi si battono contro la guerra, per il disarmo, contro la militarizzazione. Due epoche storiche vicine, quella del secondo dopoguerra, al tempo dei blocchi e della guerra fredda, e quella di oggi, dove la Terza Guerra Mondiale, il riarmo e le sfide mortifere delle e tra le potenze capitalistiche spingono, senza alcun velo ideale, sull’accelerazione dello scontro armato che investe popolazioni, terre, corpi, menti. 

Quella dei Partigiani della Pace in Italia è una storia tanto importante quanto cancellata e rimossa, non da ultimo proprio da quei soggetti politici – PCI fra tutti – che ebbero un ruolo centrale nella sua fondazione. 

Per approfondire questa storia di seguito l’indice del libro “I partigiani della Pace in Italia” e un brano significativo tratto dallo stesso.

Indice

Un prete scomodo: Andrea Gaggero

Chi, invece, non obbedi e si ribellò alle ingiunzioni della Chiesa fu un altro pra scomodo: Don Andrea Gaggero. La figura di Gaggero è una di quelle che lascian il segno in chi le incontra. La sua vita è stata davvero un romanzo’. Le sue carte, conservate presso l’Archivio Storico di Piombino, rendono l’idea di un uomo speciale passato attraverso varie fasi di un percorso tumultuoso, sempre con grande coerenza e dignita.

Gaggero nacque a Genova da famiglia di origine operaia, nel 1928 decise i entrare in seminario per poi passare a far parte dell’Ordine degli oratoriali di San

Filippo Neri: i filippini. La scelta che Andrea fece a soli dodici anni era dovuta, come lui stesso scrisse, al «desiderio di studiare che non avrei potuto realizzare. altrimenti». Per il padre la scelta del figlio significava promozione sociale o meglio fare il prete che l’operaio». Da subito abbracciò, all’interno della chies quelle teorie più innovative che ben si confacevano al suo carattere battaglia ed estroverso, entrò a far parte del movimento per il rinnovamento liturgico es avvicinò a quella parte della chiesa genovese più progressista. Oltre all’esperienza del cattolicesimo francese, Gaggero considerava un punto fermo della sua formazione don Primo Mazzolari, ‘inquieto parroco di Bozzolo nel cremonese che come scrisse Gaggero «costituiva uno degli elementi base, dei punti di riferimento della mia maturazione umana e religiosa, lo. Il primo incontro trai due avvenne nel 1938 alla stazione Principe di Genova, ne nacque un’amicizia che durò a lungo. Tra le figure spirituali che contribuirono alla formazione di Gaggero vi era anche quella del genovese padre Acchiappati, da cui Gaggero tornò dopo aver frequentato l’Università Gregoriana a Roma, e quella di Padre Nazareno Fabietti di Brescia, soprannominato “il prete della pace”. A Genova Gaggero poté dedicarsi all’educazione dei ragazzi, soprattutto di quelli più poveri, figli di marinai e prostitute; per lui era «un tradimento a Cristo rifiutare il rapporto coi giovani legati particolarmente a una situazione di povertà,l. Il 25 luglio del’43 Gaggero e padre Acchiappati parteciparono all’entusiasmo generale per la fine del fascismo, misero «la radio sul davanzale a pieno volume e quando quella notte han dato l’annuncio della caduta di Mussolini, è scoppiato il vicolo per l’entusiasmo». Da allora Gaggero entrò a far parte dell’antifascismo militante e partecipò alle prime riunioni per la costituzione del Comitato di Liberazione Nazionale di Genova. La sua chiesa e il suo oratorio furono messi a disposizione del movimento partigiano, armi e bombe a mano furono nascoste nella cavità sotto un altare, nei locali dell’oratorio dei Filippini si svolgevano talvolta le riunioni del CLN.

Con Tarello, Franco Antolini, Adriano Agostini, Paolo Diodati e qualcun altro siamo stati i costituendi del gruppo del Comando Regionale Ligure Militare. Io, unico prete in Italia, sono stato componente di un comando militare regionale: componente della direzione.

Il 6 giugno del 44 Andrea Gaggero venne arrestato in seguito al ritrovamento di carte che lo compromettevano, iniziò per lui un vero e proprio calvario perché, essendo a conoscenza di uomini ed episodi del movimento partigiano, forti furono le pressioni affinché parlasse. Uscì da questa esperienza provato nel fisico e nel morale, maturando scelte sempre più estreme. Nelle celle della questura di Genova venne interrogato e torturato per quaranta giorni ma non rivelò mai alcun nome, il processo cui fu sottoposto (il processo dei 31) lo vide condannato a morte.  Forse a seguito della pressione della curia la pena fu commutata in carcere ma i Prigionieri furono presto consegnati alle SS e deportati, dopo una breve sosta di San vittore- nel campo dì concentramento di Grues, alla periferia di Bolzano. Nella cella di rigore del campo incontro’ Enzo Sereni “il piccolo ebreo italiano cocciuto”, fratello di Emilio e forse ultimo italiano a vederlo in vita. A dicembre Gaggero fu deportato a Mauthausen su un carro merci in cui erano stipati sessanta deportati per carro. Fu per Gaggero un’esperienza indimenticabile, uno scendere nella profondità degli inferi per assistere a tutte le bassezze del animo umano. Qui venne contattato dal giovane comunista Giuliano Pajetta, che già aveva combattuto nella guerra di Spagna e nella Resistenza francese. Venne così a conoscenza dell’esistenza di una struttura comunista clandestina all’interno del campo e a essa si avvicinò in modo naturale. Il 5 maggio del ’45 arrivarono finalmente gli americani a Mauthausen, Gaggero gonfio di edema per la fame e irriconoscibile tornò nella sua Genova a fare il prete ma con una coscienza nuova e un desiderio di cambiamento della Chiesa che pensava fosse condiviso dai più.

“Ero tornato da Mauthausen con il rifiuto totale, direi radicato dentro di me fin nel profondo delle viscere, della violenza e della guerra”

La Democrazia Cristiana cercò di appropriarsi della sua figura ma Andrea era ormai orientato verso altre scelte: il nucleo fondante del suo pensiero teorico era la difesa della pace sempre e comunque, altre guerre non sarebbero state più possibili e ogni uomo avrebbe dovuto lottare con tutte le sue forze contro l’eventualità di un garante di questa pace. In quest’ottica la chiesa veniva ad assumere ai suoi occhi il garante di questa pace.

“ Ero tornato con l’idea di una Chiesa che avrebbe dovuto servire la pace degli uomini (…] Avevo combattuto la Chiesa che si era adagiata, adattata alla guerra, e speravo che questa esperienza sarebbe servita a liberarla da soggezioni, non perché dovesse scegliere in qualche modo di accettare un’ideologia particolare, ma perché volevo che la Chiesa fosse la grande mediatrice fra gli uomini”

La comunanza nei mesi della resistenza, e poi in quelli della prigionia, con i comunisti, aveva reso Gaggero, al pari del suo amico e collega Don Acchiappati, convinto sostenitore delle idee di fratellanza e di pace che facevano parte del bagaglio culturale e propagandistico della Sinistra. I due filippini aderirono alla Sinistra Cristiana, il partito che era nato nel settembre del 1944 dal movimento dei cattolici comunisti, movimento che proponeva la possibilità di conciliare cattolicesimo e dottrina sociale del marxismo. Tale illusione doveva presto svanire sotto gli attacchi concentrici dell’ortodossia vaticana. Genova, dove Gaggero operava, era la città di Monsignor Siri, che rappresentava il tipo di chiesa che Gaggero detestava: quella ligia alle tradizioni, formale, conservatrice e anticomunista che si fece promotore insieme ad altri vescovi di un documento in cui si affermava che si sarebbe macchiato di peccato mortale chi avesse votato «per le liste e per i candidati che non danno sufficiente affidamento di rispettare sufficientemente i diritti di Dio, della Chiesa e degli uomini» sottopose il prete sovversivo a una discreta vigilanza già al 1945′. Gaggero continuo, tuttavia, per la propria strada convinto che «non ci fosse una contraddizione fra l’essere comunista e l’essere cattolico e sacerdote». La minaccia della bomba atomica, il crescere del dibattito sulla pace, l’attivismo dei Partigiani della Pace spinsero Don Gaggero ad avvicinarsi a questo movimento che a Genova aveva una solida base organizzativa. Al Congresso di Parigi venne formata una delegazione composta da novanta persone e capeggiata dal sindaco si munista, e molto amato, Adamoti. Il primo incontro di Gaggero con i P.P. si ebbe nel 1950 quando, invitato a tenere una conferenza dal titolo “Dai campi di sterminio alla bomba atomica”, accettò. Da quel momento il movimento per la pace sarebbe diventato oggetto di impegno costante per il prete genovese. L’esempio che intendeva seguire era quello dell’abate Jean Boulier, professore di diritto all’Università Cattolica di Parigi, che era diventato Partigiano della Pace sfidando le ire della curia francese e che per le sue idee sovversive era stato allontanato dall’insegnamento. La scomunica del 1949 decretata dal Sant’ Uffizio contro tutti coloro che accettavano, divulgavano e sostenevano le idee comuniste rappresentò un punto di non ritorno per Don Gaggero. Il suo avvicinamento al partito di Togliatti divenne sempre più serrato tanto che, su richiesta dell’amico e compagno di prigionia Giuliano

Pajetta, accettò di partecipare al secondo congresso dei Partigiani della Pace che si tenne a Varsavia nel 1950. In quel congresso che secondo gli organizzatori doveva presentarsi come maggiormente aperto alle istanze della società civile, fecero bella mostra vari esponenti del mondo religioso che rappresentarono un po il fiore all’occhiello della manifestazione. Oltre a Gaggero e al già noto abate Boulier, parteciparono anche il decano di Canterbury Hewlett Johnson e il vescovo cattolico ungherese Bresztoczy e molti esponenti cattolici di tutti i paesi aderenti!. Gaggero parlò il 17 gennaio, subito dopo Joliot-Curie, il suo discorso fu molto applaudito, partiva dal presupposto che il pensiero di Gesù era un grande no alla guerra, che compito della chiesa era quello di portare avanti questo insegnamento, che nessun prete (lui per primo) intendeva mancare di rispetto alla disciplina religiosa, ma aggiunse «nessuno di noi vuol prestarsi a equivoci politici e nessuno di noi vuol più benedire delle armi»!80. Gaggero venne nominato membro del consiglio mondiale dei Partigiani della Pace e, rientrato in Italia, iniziò a partecipare a tutte le riunioni del movimento. La sua presenza al Congresso di Varsavia destò un grande eco, furono molti i quotidiani che decisero di intervistarlo, ormai la sua presenza stava diventando davvero troppo pesante per la chiesa di Roma che a più riprese tentò di convincere il prete ribelle a tenere un comportamento più adatto al ruolo rivestito. Nel ’51 si svolsero in tutta Italia manifestazioni contro la visita del generale americano e capo della NATO Eisenhower che lasciarono sul campo quattro vittime’®, Gaggero cercò di convincere il prete di Adrano, in Sicilia, a celebrare il funerale del giovane Girolamo Rosano, una delle quattro vittime, la cui bara fu avvolta nella bandiera iridata del movimento. Ma non ci fu nulla da fare il prete siciliano rimase sulle sue posizioni sconvolto dall’audacia di Gaggero che “se la fa(ceva) con i rossi”.


 

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