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Letture Rosa Luxemburg “O guerra o rivoluzione”

O guerra o rivoluzione – Scritti e discorsi 1914-1918
Di Rosa Luxemburg

Pubblichiamo dei brevi stralci da uno dei testi presenti nella raccolta edita da Cronache Ribelli che presentiamo venerdì 18 maggio alle ore 18 con la traduttrice e curatrice delle note Annalisa Fusco e con la ricercatrice Giulia Longoni che ha studiato approfonditamente Rosa Luxemburg.
Gli stralci vengono dal discorso del 1914 intitolato “Militarismo e classe operaia”.

[…] Egregi presenti! Se ci pensate un attimo, dovete ammettere che, se oggi si predica di astenersi dall’uccidere le persone, allora si è criminali di Stato. E il pubblico ministero di Francoforte ha detto la verità quando ha affermato: “l’imputata deve essere punita con un anno di carcere perché ha commesso un attentato contro lo Stato”.
L’omicidio è la linfa vitale della società capitalista. E hanno ragione, se si riflette, è il sangue l’elemento sul quale si regge la società capitalista. […]

[…] Chiunque abbia occhi per vedere e un cervello deve riflettere su queste cose. La linfa vitale della società odierna è il ferro assassino del militarismo. Viviamo in un periodo di crisi, in cui decine e decine di migliaia di famiglie non sanno dove o se i loro figli avranno da mangiare domani. Non muoiono di fame per pigrizia, dato che vogliono lavorare. A fronte dell’abbondanza che potrebbe sostenere milioni di persone, centinaia di migliaia muoiono di fame. E in una situazione del genere, dichiara un funzionario pubblico che ci sono i mezzi per creare opportunità di lavoro! […]

[…] Ci siamo imposti il dovere di garantire che le guerre criminali non siano più permesse. Per questo facciamo il nostro dovere se gridiamo alle masse che dipende soprattutto da loro. Non solo dai pochi che si oppongono alla guerra; sono le masse che devono decidere. Anche nella mia sentenza è scritto che le dichiarazioni degli imputati non possono riferirsi al popolo, ma ai soldati. […] Il procuratore ha detto: L’imputata, nel suo comizio ha affermato che dovrebbe arrivare una guerra mondiale, la quale però non dovrà essere tollerata con tranquillità. A una domanda di questo tenore, durante il comizio si è disposto un secco “no”. Se ci costringeranno a impugnare le armi contro i nostri fratelli francesi, noi non lo faremo.

Con questa dichiarazione, l’imputata si è resa colpevole di aver violato gli articoli 110, 111, ecc. del codice penale. Il pubblico ministero ha dovuto ammettere che non avevo parlato davanti a dei soldati, ma si è detto che erano presenti molti riservisti e delle guardie.
Il pubblico ministero ha dedotto allora che avevo detto davanti a dei soldati che non bisognava sparare.
La nostra agitazione contro la guerra non è così semplice, non è così sciocca come immagina il pubblico ministero. Siamo buoni agricoltori: sappiamo bene che la semina si fa in primavera. Noi lavoriamo per tempo sulla mente delle masse. Noi nelle assemblee istruiamo le masse e diciamo loro: commettete un crimine contro voi stessi se continuate a permettere che i popoli si scannino a vicenda. Noi confidiamo che il cuore dell’operaio, una volta conquistato dagli ideali della fratellanza tra le nazioni, non abbandonerà mai più i nostri ideali, neppure se sarà avvolto nel pastrano del re. E speriamo che prima o poi arrivi, che debba arrivare, il momento in cui diremo: no, non lo faremo.
Oggi siamo ancora apparentemente impotenti, ma non dobbiamo sottovalutare il nostro potere. Lo stesso procuratore di Francoforte ha dimostrato come essi sentano già il nostro potere. Nel suo discorso ha detto che se in una compagnia ci fossero solo uno o due dozzine di persone determinate, sarebbe facile per queste persone portarne altre una o due dozzine dalla loro parte. Sarebbe abbastanza per provocare un ammutinamento. […]

[…] E allora, è il momento di non sottovalutare il nostro potere, è il momento di raddoppiare i nostri sforzi contro lo sfruttamento, affinché lo Stato di oggi crolli in rovina al più presto, perché la linfa vitale della società di oggi e l’omicidio dell’essere umano.
(Lunghi applausi)

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