É possibile fare a meno di maltrattamenti e violenze in psichiatria? Cosa intendiamo per cura e benessere? Giovedì 9 aprile dalle ore 18 al S. A. Newroz ne parliamo insieme, con la libreria popolare e il collettivo antipsichiatrico Artaud, a partire dalla presentazione del libro ”Il Gattablu – una narrazione delle attività artistiche e sociali del centro di salute mentale di Scampia” a cura di Nicola Valentino, edizione Sensibili alle foglie.
IL GATTABLU Una narrazione delle attività artistiche e sociali del Centro di salute mentale di Napoli Scampia. Questo libro nasce dall’incontro fra l’Archivio di arte ir-ritata di Sensibili alle foglie e alcune persone che hanno animato le attività del Gattablu, un Centro diurno di riabilitazione psicosociale sorto a Napoli nel quartiere di Scampia sul finire degli anni ottanta del Novecento. La narrazione si sofferma sulle attività artistiche svolte e sui legami comunitari istituiti, indispensabili per la cura della sofferenza psichica, che non può non tenere insieme sofferenza individuale e sociale. Nell’autunno 2025 la Asl di competenza, in seguito all’assunzione diretta di personale per servizi socio-assistenziali e sociosanitari, sta procedendo alla chiusura del Gattablu, non rinnovando l’appalto alla cooperativa sociale con cui lavorano le operatrici e gli operatori che lo hanno animato.
Va ricordato, come aspetto tutt’altro che secondario, che questa scelta della AsI lascerà senza un riferimento consolidato gli utenti del Centro diurno, le loro famiglie, il territorio.
Un territorio peraltro sottoposto a un esperimento di edilizia residenziale pubblica immaginato dall’alto e a tavolino da architetti e ingegneri che si sono inventati sette palazzi muraglione di quattordici piani, alti quaranta metri denominati Vele, pensati per riprodurre in modo surrogato, attraverso un sistema di ballatoi e in una dimensione verticale, la vita comunitaria, ma orizzontale, dei vicoli napoletani.
Malgrado questo contesto appena tratteggiato, a Scampia si mette in moto, negli anni ottanta del Novecento, un processo di creazione di legami comunitari e di rigenerazione dello spazio urbano che vede protagonista un ampio movimento associativo, creato dal basso, che edifica nei fatti molto di ciò che il momento istituente del ghetto ha voluto che mancasse: spazi per incontrarsi, formazione scolastica, ambienti per i bambini, aree di ristoro, giardini nati da discariche a cielo aperto, luoghi per la creazione di varie forme d’arte, momenti di risveglio sociale e spazi di cura.
Partendo dall’esperienza del Gattablu, costituita quando Scam-pia era ancora un spazio urbanizzato in abbandono, questo libro cerca di raccontare proprio questa tessitura di legami sociali, indispensabili per la cura della sofferenza psichica, che non può non tenere insieme, come osservava Sergio Piro, sofferenza individuale e sofferenza sociale.
Nel raccogliere questa narrazione ha preso corpo uno stato d’animo di sconcerto e un interrogativo da custodire: perché viene liquidata, con un provvedimento dell’istituzione sanitaria, un’esperienza che ha costituito e costituisce una risorsa, dal punto di vista della cura, della creazione artistica, della costruzione co-munitaria, della trasformazione urbana. Un’esperienza di durata più che trentennale, che ha avuto anche una capacità di trasmissione di memoria e metodo di lavoro, tra diverse generazioni di animatori e animatrici. Un’esperienza che propone, come si evince dal racconto che segue, aspetti metodologici rilevanti e quindi, per questo, replicabile, tenendo in buon conto le ovvie differenze di contesto. Perché, per esempio, non considerare il Gattablu luogo per il training formativo del nuovo personale assunto dalla Ası per i servizi socio-sanitari e socio-assistenziali? Perché chiuderlo?
Raccogliendo lo sconcerto per la liquidazione di una esperienza storica che il movimento associativo di Scampia e la collettività territoriale rivendica come funzionante, il libro espone un progetto autonomo dei protagonisti del Gattablu, di rete-museo per le opere prodotte, considerate un bene della collettività, e di laboratori artistici aperti, per favorire nuove politiche pubbliche di salute mentale comunitaria.
Nicola Valentino, curatore dell’Archivio di scritture, scrizioni e arte ir-ritata, per questa collana ha pubblicato Arte ir-ritata, 2017, e Arte ir-ritata si racconta, 2020.