”Secoli tra le mura e la porta: la storia del quartiere e dei suoi abitanti” è stata la prima iniziativa pubblica, tenutasi nel corso della festa di quartiere del 3 luglio, organizzata dal Comitato di Quartiere di Via Garibaldi, nato per costruire occasioni di partecipazione, confronto e cura collettiva del territorio.
Guarda qui il video dell’iniziativa
Ci sono luoghi che attraversiamo ogni giorno senza domandarci cosa abbiano visto nei secoli. Una porta nelle mura, una strada, un giardino pubblico, una fila di case possono sembrare elementi ordinari del paesaggio urbano, eppure custodiscono vicende che parlano ancora al presente.
Con questa iniziativa abbiamo voluto partire proprio da qui: ricostruire insieme il passato del nostro quartiere attraverso punti di vista diversi, intrecciando urbanistica, storia locale, ricerca archivistica e memoria collettiva.
Non cercavamo un’identità immobile da celebrare né un passato da idealizzare. Piuttosto volevamo porre alcune domande. Chi ha abitato questi luoghi? Come sono cambiati? Quali lavori, quali relazioni sociali, quali trasformazioni hanno costruito il quartiere che conosciamo oggi? E soprattutto: cosa può insegnarci questo percorso mentre discutiamo del futuro di questo pezzo di città?
Sono domande che riguardano tutti e tutte, perché la conoscenza del territorio non appartiene agli specialisti ma alle comunità che continuano ad abitare e trasformare i luoghi.
L’architetto e storico urbanista Gabriele Berti ha aperto l’incontro allargando lo sguardo all’intera città di Pisa. Per comprendere questa parte della città è infatti necessario inserirla dentro una vicenda molto più lunga, che parte dalla città romana, attraversa il Medioevo e arriva fino all’età contemporanea.
L’attuale assetto urbano è il risultato di secoli di trasformazioni. La Pisa romana era profondamente diversa da quella odierna e, dopo la caduta dell’Impero, l’abbandono delle opere di regimazione delle acque modificò radicalmente il territorio. I corsi d’acqua ridisegnarono la città, crearono aree paludose e influenzarono lo sviluppo degli insediamenti e perfino la costruzione della cinta muraria medievale.
Anche Porta Calcesana trova le proprie origini dentro questa lunga evoluzione. Oggi appare come uno dei tanti accessi alla città, ma per secoli rappresentò uno dei principali collegamenti con il Monte Pisano e con il contado. Attraverso questa porta passavano persone, merci, eserciti, pellegrini e viaggiatori. La via Calcesana costituiva una direttrice fondamentale molto prima che assumessero importanza altre vie di comunicazione.
Nel corso dei secoli la porta fu più volte modificata, fortificata, murata e riaperta. Durante la guerra tra Pisa e Firenze, alla fine del Quattrocento, venne protetta con bastioni, fossati e opere difensive, segno del ruolo strategico che continuava a rivestire. Ancora oggi la cinta muraria racconta quelle vicende a chi la osserva con attenzione.
Ferruccio Bertolini ha poi spostato il racconto dalla storia urbanistica alla vita della città e del territorio, ricordando come il nome stesso di Porta Calcesana racconti un rapporto strettissimo tra Pisa e Calci. Per secoli gli abitanti della valle percorrevano questa strada per raggiungere la città. Mugnai, frantoiani e lavoratori legati all’acqua costituivano una parte importante dell’economia pisana, tanto che quest’area finì per essere identificata proprio con quella provenienza.
La storia della Repubblica di Pisa emerge allora non soltanto come una successione di guerre e di battaglie, ma come la vicenda di una città aperta agli scambi, ai commerci e agli incontri nel Mediterraneo. Una città che costruiva relazioni con mondi diversi e che fondava parte della propria ricchezza proprio sulla capacità di dialogare con l’esterno.
Le mura, in questa prospettiva, smettono di essere semplicemente un monumento. Diventano il simbolo concreto delle vicende attraversate dalla città: gli assedi, la resistenza, le difese collettive, ma anche il desiderio di conservare forme di autonomia e di autogoverno.
La ricerca presentata da Giuliana Biagioli e Claudia Riani, dell’Istituto di Ricerca sul Territorio e l’Ambiente IRTA – Leonardo, ha permesso invece di entrare nella vita quotidiana dell’area tra la fine del Settecento e l’Ottocento, utilizzando una fonte preziosa: i documenti conservati presso l’Archivio di Stato di Pisa.
È qui che il racconto cambia prospettiva. Non sono più protagonisti soltanto gli eventi politici o le trasformazioni urbanistiche, ma le persone comuni.
Grazie agli estimi, ai catasti e agli stati della popolazione emergono centinaia di vite. Famiglie, abitazioni, mestieri, difficoltà economiche, percorsi di lavoro. Il quartiere appare come uno spazio estremamente vitale, popolato da piccole case e da famiglie nelle quali lavoravano uomini, donne e spesso anche i figli più grandi.
Più che un quartiere operaio nel senso moderno del termine, era un quartiere operoso.
Le attività erano numerosissime. Tessitrici che lavoravano a domicilio con telai propri o forniti dai fabbricanti, ortolani che coltivavano gli orti lungo le mura, fornai, ciabattini, lavandaie, cappellai, guantai, falegnami, musicisti, macellai, costruttori di pianoforti, lavoratori delle lane, piccoli artigiani specializzati. Un universo produttivo diffuso che racconta una Pisa molto diversa dall’immagine monumentale alla quale siamo abituati.
Colpisce anche il ruolo del lavoro femminile. Le donne non rappresentano una presenza marginale, ma una componente fondamentale dell’economia del quartiere. Tessono, producono, lavorano nelle manifatture domestiche, contribuiscono al reddito familiare e partecipano pienamente alla vita economica.
Fino alla fine dell’Ottocento gran parte dell’area oggi occupata dal Parco delle Concette era costituita da coltivazioni, alberi da frutto e piccoli appezzamenti che rifornivano quotidianamente il mercato cittadino. Il pomerio, la fascia di rispetto lungo le mura medievali, rimase per secoli uno spazio agricolo e produttivo.
Anche questo racconta qualcosa del rapporto tra città e natura. Le mura non separavano semplicemente un dentro da un fuori. Erano attraversate continuamente da scambi economici, dal lavoro degli ortolani e dalle attività produttive che rendevano vivo questo spazio urbano.
Tra le vicende emerse dalla ricerca archivistica colpiscono le tante piccole storie individuali. Famiglie che attraversano periodi di difficoltà economica annotati perfino nei censimenti; altre che riescono lentamente a migliorare la propria condizione sociale; mestieri oggi quasi scomparsi che raccontano un sapere artigianale raffinato. Ogni documento restituisce un frammento di umanità e ricorda come la grande storia sia fatta soprattutto di vite ordinarie.
Accanto alle attività artigiane compare poi una prima industrializzazione. Nel 1889, negli spazi oggi occupati dal Newroz e dall’ex chiesa di San Marco in Calcesana, sorse una fonderia e officina meccanica capace di realizzare lampioni, cancellate, monumenti e opere in ghisa di grande qualità. Anche questo dimostra come l’area fosse tutt’altro che marginale: partecipava pienamente ai cambiamenti economici che stavano trasformando Pisa.

L’ultima riflessione emersa durante l’incontro riguarda però il presente.
La ricerca storica non serve soltanto a conoscere ciò che è stato. Serve anche a immaginare ciò che potrebbe essere.
Da qualche settimana è iniziata una ricerca partecipata sul Parco delle Concette, che raccoglie i desideri degli abitanti: più verde, giochi per i bambini, alberi, orti didattici, spazi pubblici da vivere e condividere. Una visione molto diversa da quella che considera questi luoghi soltanto come spazi da riempire con nuove automobili o nuove costruzioni.

Conoscere il passato significa allora riconoscere che questi spazi sono sempre stati luoghi di vita, di lavoro, di relazioni e di comunità. Ogni scelta urbanistica dovrebbe partire da questa consapevolezza.
Per la Libreria Popolare Paulo Freire questo incontro rappresenta soltanto un primo passo. Le ricerche d’archivio, le memorie raccolte tra gli abitanti e il contributo di studiosi e studiose possono continuare a dialogare.
È un percorso aperto, che appartiene a chi questi luoghi li vive ogni giorno e sceglie di prendersene cura.
Questo incontro è solo l’inizio di un percorso di ricerca e restituzione collettiva. La Libreria Popolare Paulo Freire sta costruendo una sezione dedicata al territorio, raccogliendo libri, studi, fotografie, documenti, testimonianze e materiali sulla storia sociale, urbana e culturale di Pisa e del nostro quartiere.
Se possiedi pubblicazioni, fotografie, documenti o vuoi segnalarci ricerche, tesi, archivi o semplicemente condividere una memoria familiare legata a questi luoghi, contattaci o dona alla libreria libri pertinenti a questi temi. Ogni contributo può aiutare a costruire un patrimonio di conoscenze accessibile a tutta la comunità.
Inoltre, al termine dell’iniziativa, sono state inoltre presentate le osservazioni. Dopo più di un mese di lavoro, il Comitato di Via Garibaldi ha presentato le Osservazioni, sostenute dalle 2000 firme che in queste settimane abbiamo raccolto tra le cittadine e i cittadini, che verranno consegnate al Comune di Pisa, per fermare l’ambito 20 del POC, ovvero l’indirizzo alla demolizione del Newroz per la costruzione di un piccolo, impattante e inutile parcheggio.