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Festival Mediterraneo 2025               

19-20-21 settembre,  Spazio Antagonista Newroz, Pisa

Questa seconda edizione del Festival Mediterraneo si costruisce sulle fondamenta della prima, rafforzandone i temi e ampliando le connessioni tra culture e lotte. Se il debutto ha rappresentato un momento di raccolta e di primo confronto tra esperienze mediterranee, questa volta il festival si fa ancora più laboratorio politico e culturale, approfondendo il paradigma mediterraneo come spazio antagonista e di resistenza contro le logiche di supremazia, sfruttamento e guerra.

Mediterraneo in fiamme, Mediterraneo in lotta

Viviamo una fase politica violenta e strutturale, in cui il Mediterraneo si conferma epicentro di tensioni globali, crocevia delle crisi del capitalismo contemporaneo. Questo mare, apparentemente culla di civiltà, viene oggi piegato a funzione logistica, militare, estrattiva. Non è più spazio di scambio libero, ma territorio militarizzato, portaerei delle guerre NATO, canale di passaggio per reti energetiche, sito strategico per il commercio globale e le sue arterie velenose. Il traffico d’armi e le infrastrutture belliche lo attraversano da ovest a est: basi, navi, porti, aeroporti trasformano città costiere in snodi di guerra permanente.
Le sue coste meridionali vengono saccheggiate per energie, gas, terre rare — mentre i territori settentrionali vengono svenduti a investimenti turistici e speculazione immobiliare. Parallelamente, il confine viene esternalizzato: la frontiera non è più una linea, ma un dispositivo globale. I governi europei, in accordo con regimi autoritari, finanziano milizie, prigioni a cielo aperto e mercati di corpi in cambio del controllo della mobilità. I migranti vengono trasformati in “problema” da gestire, i flussi umani in “emergenze” da contenere, i diritti in contratti da respingere. Nel frattempo, la turistificazione avanza come nuova forma di colonizzazione, svuotando le città mediterranee delle loro comunità, dei loro vissuti, della loro autonomia. Ciò che resta viene decorato, pulito, venduto, affittato, esibito. Il Mediterraneo è oggi occupato da forze economiche, militari, politiche che lo vogliono ridurre a spazio passivo: luogo di passaggio, consumo, sfruttamento.  Ma questo mare resiste.

Il paradigma mediterraneo per le lotte. 

Contro la logica dell’ordine e del dominio, rivendichiamo il Mediterraneo come spazio di connessione e insubordinazione. Non esiste un solo Mediterraneo: ne esistono molti, sommersi, scomposti, opposti. Non è uno spazio neutro, ma un campo di lotta sociale e culturale, dove prendono forma forme di vita alternative, solidarietà transnazionali, comunità politiche orizzontali. Il paradigma mediterraneo che costruiamo non è nostalgico, non cerca un passato puro o un’identità perduta. È una proposta politica viva e dinamica: rifiuta la gerarchia centro / periferia, riconosce le molteplicità storiche e linguistiche, rimette in gioco la memoria come strumento per il presente, rivaluta culture orali, pratiche comunitarie, ecologie situate, pone la cura e la relazione al centro della resistenza. In questo senso, il Mediterraneo è anche un laboratorio per immaginare una nuova società. Un’alternativa alla modernità capitalista, autoritaria e patriarcale: Abdullah Ocalan l’ha chiamata modernità democratica, e rappresenta un progetto di trasformazione sociale fondato sull’autonomia delle comunità, sull’ecologia integrata e sul pluralismo culturale, ispirato ai movimenti rivoluzionari del Mediterraneo e del Medio Oriente. Questa idea di modernità si distingue dalla versione occidentale dominata dallo Stato-nazione e dalla proprietà privata: mette al centro l’autogoverno, la valorizzazione della partecipazione delle donne e dei corpi marginalizzati, la tutela dei territori e delle economie locali. Promuove una convivenza tra culture senza bisogno di assimilazione, immaginando la libertà come indissolubilmente legata alla giustizia sociale. Così il Mediterraneo non è solo uno spazio da preservare, ma un punto di partenza per sperimentare forme di vita autonome, nuove convivenze radicali e alleanze transfrontaliere tra lotte, popoli e culture diverse.

Le rotte del festival 

Musica e identità sonora.

La musica è un linguaggio senza dogane. È corpo collettivo, battito di popoli in movimento. Le sonorità che attraversano il festival sono figlie dell’intreccio e della diaspora, mai della purezza. Le radici non stanno ferme, si spostano e si trasformano. Questo è un atto politico: non si esibiscono culture, ma le si vive; non si esotizza, ma si condivide. Contro la logica coloniale del folklore da esposizione, si sceglie la musica come gesto di comunione, come rito comune.
Il Mediterraneo risuonerà nelle serate del festival in molti idiomi: ritmi balcanici e maghrebini che sfidano la frontiera musicale imposta dal mercato globale; voci palestinesi che portano la memoria e la lotta; canti popolari italiani che emergono dal sud, restituendo un’appartenenza altra, non nazionalista ma contadina, plebea, collettiva.

Cibo e anticolonialismo.

Il cibo è attraversato da rotte imperiali, guerre economiche e appropriazioni violente. Il progetto gastronomico parte da qui: disinnesca la narrazione neutrale dell’alimentazione, restituendo senso politico a ingredienti, ricette, saperi.  Ogni piatto che si cucina racconta di migrazione, saccheggio, resistenza. I limoni, le spezie, i cereali: tutto ciò che oggi si consuma ha una storia fatta di esilio, commercio forzato, lavoro coloniale. Attraverso la cucina mediterranea, si racconta il conflitto tra economie comunitarie e logiche di sfruttamento globale. L’alimentazione torna così ad essere territorio di lotta e gesto di cura collettiva, anziché prestazione spettacolare per il mercato.

Arte, territorio e memoria

Il Mediterraneo subisce una cancellazione visiva e narrativa: le sue città vengono ridisegnate per i turisti, le sue periferie nascoste, le sue lingue minoritarie silenziate. Le esposizioni sono un controarchivio: raccolgono immagini, mappe, suoni e segni che restituiscono la stratificazione culturale, politica e simbolica di questo spazio. Mappare è un atto politico. Le mappe non separano, ma connettono. Si tracciano i punti di resistenza, le comunità sommerse, le esperienze in lotta: dalla Palestina ai Balcani, dalle periferie delle metropoli ai villaggi in esodo. Le grafiche diventano manifesti di lotta e riflessione.

Iniziative politiche

Ecologia pirata

Ispirati dal libro di Fatima Ouseek, diamo spazio all’ecologia anticoloniale che combatte quella dei padroni, che fa greenwashing sulle basi militari e sulle grandi opere. Si costruisce un discorso ecologico radicato nei territori sfruttati, nelle periferie industriali, nei Sud del mondo. Un’ecologia anticapitalista, decoloniale, situata

Traffic, mare e cielo a mano armata.

Il Mediterraneo è diventato un hub bellico, dove la logistica si intreccia alla guerra permanente. Ma chi si oppone alla movimentazione dei materiali di guerra, alla costruzione di nuove basi, alla normalizzazione dell’intervento militare, alla retorica della sicurezza dei confini, alla riconversione industriale bellica, traccia dei contro-percorsi alternativi a quelli del riarmo “occidentale”.

Cultura e narrazioni popolari

Si raccolgono e si raccontano ninna nanne, canti, racconti orali: memorie minori, ma potenti. La cultura popolare non è folklore né passatismo: è memoria resistente, tecnica di sopravvivenza, linguaggio politico. Si riscrive il presente con parole antiche che non si sono mai arrese.

Turismo e città

Dalla gentrificazione alle piattaforme digitali, il turismo è oggi uno strumento di espropriazione popolare.
La turistificazione tenta di costruire un’identità artificiosa, “vendibile” e  “instagrammabile” delle nostre città e dei nostri paesi, ricavando profitto da un’idea e un estetica che non ha nulla a che vedere con la realtà. 
Da Barcellona a Salonicco, da Atene a Venezia, le comunità si organizzano per difendere casa, quartieri, dignità. Il festival ospita esperienze di riappropriazione urbana, contro la città vetrina e la rendita esplorando le diverse possibilità di organizzazione, dall’auto-organizzazione, al sindacato fino ai tentativi di confederazione tra territori.

Palestina libera

In questo tempo storico segnato da una violenza coloniale insopportabile, dichiariamo il nostro pieno sostegno alla lotta del popolo palestinese per la liberazione dai processi di occupazione, apartheid e genocidio. Dedichiamo questa edizione del Festival Mediterraneo a tuttə coloro che, da Gaza alla diaspora, resistono, testimoniano, curano e tengono viva la dignità collettiva, sotto le bombe e contro l’indifferenza. La loro lotta è anche la nostra.

Un’altra geografia è possibile 

Il Mediterraneo che abitiamo e immaginiamo non ha confini, ma relazioni. È un territorio in divenire, mai compiuto, mai conquistato, dove la modernità occidentale non è egemone, ma costantemente interrogata, messa in crisi, decostruita.  Costruire questo festival significa inventare una nuova mappa, fatta non di confini politici ma di comunità vive, di resistenze condivise, di saperi contro-egemonici. È un processo di riorientamento: non verso il Nord, ma verso l’incontro orizzontale tra Sud, tra margini, tra chi lotta.

A chi rifiuta l’arroganza dell’imperialismo.
A chi cerca altre temporalità, altre economie, altre forme di essere insieme
A chi cucina, canta, racconta, lotta, cammina.
A chi non ha voce e a chi vuole restituirle spazio.

Il Festival Mediterraneo 2025 è uno spazio aperto, vivo, in trasformazione. Costruiamolo insieme. 

Venerdì 19 Settembre

ORE 17.30 Iniziativa
Traffic: mare e cielo a mano armata
Con Movimento No Base, Raffaele Angius di Irpimedia, Calp Genova, USBs PISAd e Luigi Borrelli, USB Aeroporti – Brescia, Rheinmetall Entwaffnen e Antonio Mazzeo

ORE 21.30 DJSet
SELMA AKYH – Balkan Techno
KUNTHUG
Balkan Techno

Sabato 20 Settembre

ORE 17 Tavola Rotonda
Contro la turistificazione, un viaggio tra le Resistenze

Con Confederació Sindical d’Habitatge de Catalunya (COSHAC) , NapoliMonitor, Prosfigika – organizzazione dell3 abitant3 del quartiere popolare di Atene, ASC Assemblea Sociale per la Casa (Venezia), MULTI sindacato sociale (ramo cultura e ospitalità).

ORE 21.30 Concerto
Karim Hakeer – trap pisano
Rayan e Intifaya – Trap e drill italopalestinese
Tära – Arab’nb

Domenica 21 Settembre

ORE 15 Iniziativa
Storie intrecciate: memorie, voci e resistenze nel Mediterraneo contemporaneo
con Iain Chambers e Gabriele Proglio

ORE 18 Per un’ecologia Pirata
Da Taranto ai Balcani tra l’inquinamento industriale e le promesse vuote della transizione verde con Raffaele Cataldi e Aida Kapetanovi

ORE 21.30 Concerto di Musica popolare
Memesemble – Clarinettiste pisane
Le Figliole – canti popolari

TUTTI I GIORNI DALLE 18
Stand di cibo dal mediterraneo e mostre permanenti



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